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«Quello che vedo sono io, non un sosia» Luigi Ferrazzano, il sosia del premio Oscar Roberto Benigni, ha dovuto superare un rigetto prima di accettare la somiglianza. «Quando le cose sono cominciate, a metà degli anni '80, ho avuto subito una specie di rigetto. Tanto che mi sono fatto crescere la barba per camuffarmi». A volte, la vita da sosia può essere difficile.
La gente che ti ferma per strada, gli sguardi incuriositi delle persone, la difficoltà a passare inosservati. Quello che è successo a Luigi Ferrazzano, 45enne di Foggia, sosia di Roberto Benigni. «All'inizio la cosa mi infastidiva,» racconta: «Fino a che, quasi per scommessa, partecipai a una trasmissione televisiva per una gara. Arrivai secondo, e quella fu una specie di svolta». La vita non cambia di certo, per il semplice motivo di assomigliare a un personaggio famoso. Luigi continua a fare il decoratore, come prima, e a occuparsi della sua famiglia, una moglie e tre figlie. Ma qualche sfizio è riuscito a toglierselo: partecipazioni in televisione, spot pubblicitari, inaugurazioni, feste. «Ammetto che sono affascinato dal mondo della tv,» afferma Luigi, il quale nel frattempo ha imparato a convivere con il suo aspetto, così simile al premio Oscar. «Ma quando mi guardo allo specchio,» precisa: «Quello che vedo sono io, non un sosia». Eppure gli capita di sentire una certa affinità con l'originale. «È vero, con Benigni ho parecchie cose in comune. Non so se a lui piace il calcio». Sì, perché Ferrazzano è tra i fondatori della Nazionale italiana dei sosia. Un punto di vantaggio rispetto al Benigni originale: lui, infatti, la maglia azzurra non l'ha mai indossata.
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